UE: la posizione sul Genocidio degli Armeni

La recente decisione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, di riconoscere ufficialmente il genocidio armeno ha riacceso il dibattito sul tema anche all’interno dell'Unione europea, dove finora sono solo sedici gli Stati membri (a cui bisogna aggiungere il Parlamento europeo) a riconoscere il massacro avvenuto all’inizio del secolo scorso, sotto la dicitura ufficiale di genocidio.


Ma facciamo un passo indietro.


Tra il 1915 e il 1921, circa un milione e mezzo di armeni furono uccisi, o lasciati morire di fame, per mano dell’Impero Ottomano nella regione dell’Anatolia. Negli anni si è sempre avanzato un dibattito accademico riguardo al fatto che questo massacro equivalesse a genocidio, ma lo stato turco, per il quale la questione è tutt’ora un nervo scoperto, ha sempre rifiutato tale definizione ed il numero di vittime riportato. Ankara sostiene, infatti, che le uccisioni di massa siano da inquadrare nello scenario dei conflitti durante la prima guerra mondiale, non a seguito di uccisioni sistematiche condotte dagli ottomani e questa posizione è sostenuta in gran parte dalla comunità turca di Bruxelles, che crede che il riconoscimento del genocidio sia un’arma dell’occidente volta a indebolire la Turchia.


Bisogna contestualizzare la dichiarazione degli Usa in un panorama che, per la Turchia, è già molto delicato politicamente. La situazione economica del paese è in crisi e i rapporti con le potenze più prossime, tra cui anche l’Unione Europea, si sono andati cristallizzando per le numerose divergenze politico-sociali. Molti studiosi e accademici si stanno interrogando su quale sarà la reazione del governo Turco, oltre alla nota emessa dal ministero degli Esteri Çavuşoğlu che invita il presidente degli USA “a correggere questo grave errore, che ostacola la pace e la stabilità nella nostra regione e apre una ferita profonda che mina la nostra amicizia e fiducia reciproca. La Turchia non prende lezioni da nessuno, compresi gli Stati Uniti”.


Fatto sta che, oltre al Blocco ed esclusi gli Stati Uniti, solamente altri tredici paesi riconoscono il massacro della popolazione armena come genocidio.

La comunità armena del Belgio ha accolto con favore la dichiarazione, nonostante veda limitata la questione se trattata solo come un oggetto legislativo (o, come ha dichiarato Tavitian, presidente del Comitato Armeni in Belgio, “con una legge in questo o quel parlamento”). Il riconoscimento del genocidio ha radici e significati molto più profondi e ampi.


Significherebbe riconoscere l’avvenimento di un fatto storico che tutt’ora viene sminuito, significherebbe limitare la voce del negazionismo e delle politiche aggressive della Turchia nei confronti dell’Armenia. Come sostiene ancora Tavitian, si tratterebbe di un riconoscimento su base umana, non soltanto su base politica.


C’è però, d’altro canto, la possibilità che il governo Turco strumentalizzi questa dichiarazione per alimentare il nazionalismo ed esacerbare maggiormente i rapporti con l’Occidente e forse anche per questo motivo gli Stati Uniti hanno smorzato il colpo in un altro comunicato, precisando che la dichiarazione del Presidente non era atta a “incolpare la Turchia”, bensì a “confermare la storia”.


Gli Stati Uniti sono, ad oggi, il trentesimo Paese ad accogliere la dicitura di Genocidio degli Armeni. È auspicabile che all’interno dell’Unione Europea si apra un dibattito a riguardo, per sanare e chiarire le motivazioni per cui, dopo un secolo, non tutti e ventisette i paesi membri riconoscano la strage come tale.


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