La questione demografica europea

Un aspetto forse poco considerato, ma centrale nel sistema economico e politico europeo, riguarda l’andamento della curva demografica nell’Unione Europea.

In effetti, il fattore demografico rappresenta un elemento di notevole importanza per la conformazione economica, sociale e militare di ogni entità politica.

Basti pensare, ad esempio, alle notevoli differenze ed esigenze politiche od economiche che differenziano un Paese più popolato o composto individui in età lavorativa, rispetto ad altro meno popolato o demograficamente più anziano.


Tuttavia, nel contesto dell’Unione Europea, la questione demografica assume un rilievo ancor più peculiare, in ragione del maggior peso politico di cui godono gli Stati con popolazione più numerosa.

La ripartizione dei seggi in seno al Parlamento europeo, infatti, avviene sulla base della popolazione posseduta da ciascuno Stato membro; allo stesso tempo, le modalità di voto in seno agli organi che partecipano all’iter legislativo, si basa su una combinazione tra il voto nominale e la percentuale di popolazione europea rappresentata da ogni votante.

Dai risultati della Relazione demografica, presentata alla Commissione europea nell’aprile 2021, emerge con chiarezza verso che fase è avviata la curva demografica dell’intera Unione: l’invecchiamento ed il progressivo spopolamento.

Dallo studio appena menzionato, infatti, è emerso che nel 2070 la popolazione dell’Unione sarà formata per un terzo (30,3%) da soggetti con più di 65 anni e per il 13,2% da ultraottantenni. Come diretta conseguenza, vi saranno degli importanti cambi economici, in ragione dell’importanza che il settore dei servizi alla persona assumerà nel mercato.

Tale tendenza si deve anche al fenomeno del crollo delle natalità, i cui dati attuali indicano una discesa del numero di figli procreati per madre dall’1,57 registrato nel del 2010 all’1,55 del 2019.


Il risultato di una tale combinazione comporta la graduale (ma costante) diminuizione della popolazione dell’Unione nel tempo, tanto che nel 2070 essa avrà da tempo cessato di essere al terzo posto tra i territori più popolati, divenendo luogo di residenza per meno del 4% della popolazione mondiale.

Oltre a ciò, a causa di tale propensione all’invecchiamento, la fascia di popolazione in età lavorativa sarà chiamata a sostenere uno sforzo contributivo di molto superiore a quello attuale, necessario per finanziare il pagamento delle pensioni e degli altri servizi alla persona offerti dallo Stato.

Tale tendenza sembra comune a tutti i Paesi membri.


Attualmente, sono Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia gli Stati con il più alto numero di abitanti. Tra questi, solo la Francia presenta un tasso di fecondità superiore all’1,80 (anche grazie ai flussi migratori), comunque inferiore alla soglia dei 2 figli a donna che la Commissione stima necessaria per mantenere costante il tasso demografico dell’Unione.


La sfida demografica rappresenta un fattore significativo per ogni ambito della vita pubblica dell’Unione, da quella politica a quella economica. Il suo divenire sempre più complessa comporta la nascita di pressanti e nuove esigenze, come quella del sostegno economico alle coppie giovani.


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