La proposta della Commissione UE per superare il divario retributivo di genere

I dati relativi all’indagine dell’Eurostat del 2019 parlano chiaro: è allarmante il divario retributivo che separa le donne dagli uomini, per una media del 14,1%..

Tra i Paesi in testa, Estonia (21,7%), Lettonia (21,2%), Austria (19,9%) e Germania (19,2%).

Meno elevato è il divario in Lussemburgo (1,3%), Romania (3,3%) e Belgio (5,8%).


Anche in Italia, nonostante la legge sulle quote di genere nei CdA delle società quotate - che ha colmato in parte il divario partecipativo femminile negli organi di gestione - permane il gap retributivo, che si attesta al 4-5% e si riscontra con più frequenza nel settore privato.


La parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore (cd. gender pay equality) è stato sin dal Trattato di Roma del 1957 un principio fondante dell’Unione Europea e il rispettivo obbligo di garanzia è sancito dall'articolo 157 TFUE. Nel 2014 la Commissione aveva tentato di rafforzare la direttiva 2006/54/CE - che mirava a irrobustire la caratura del principio - infruttuosamente: erano necessari provvedimenti concreti, richiesti nel 2019 dal Parlamento e dal Consiglio UE alla Commissione.


Il 4 marzo 2021, quindi, la Commissione UE ha presentato una proposta di direttiva per la parità retributiva di genere indicando delle misure distinguibili in due macrocategorie:

1) misure per migliorare la trasparenza retributiva

- i datori di lavoro con più di 250 dipendenti dovranno rendere pubbliche le informazioni sul divario di retribuzione;

- i datori di lavoro dovranno fornire informazioni sulle retribuzioni iniziali alle persone in cerca di lavoro;

- i lavoratori che svolgono lo stesso lavoro avranno il diritto di conoscere i livelli retributivi;

- qualora risulti un divario retributivo di genere ingiustificabile almeno del 5%, il datore di lavoro sarà tenuto a rivalutare le retribuzioni insieme alle rappresentanze dei lavoratori;


2) Misure che favoriscono l’accesso alla giustizia

- chiunque abbia subito discriminazioni retributive di genere potrà ottenere un risarcimento, compreso il recupero integrale della retribuzione arretrata e dei relativi premi o pagamenti in natura;

- l’onere della prova che non vi sia stata discriminazione in materia di retribuzione sarà a carico del datore di lavoro;

- è richiesto che gli Stati membri introducano sanzioni specifiche per le violazioni della norma sulla parità retributiva;

- gli organismi per la parità e i rappresentanti dei lavoratori potranno agire in procedimenti giudiziari o amministrativi per conto dei lavoratori e condurre azioni collettive sulla parità di retribuzione.

Con l’attuazione di tali misure, spiega la Von der Leyen, si permetterebbe a tutte le lavoratrici di paragonare più facilmente la propria retribuzione con quelle dei loro colleghi ed eventualmente di opporsi al gap ingiustificato. L’impegno è stato ribadito nella Strategia per la parità di genere 2020-2025.


La proposta di direttiva muove dalla preoccupante deriva discriminatoria verso la quale si stanno trascinando alcuni partiti in tutta l’UE, dai preesistenti divari retributivi e dall’impatto che il COVID-19 ha avuto sui datori di lavoro e sulle donne. Solo nel nostro Paese, infatti, tra aprile e settembre scorsi, il numero di nuove imprese femminili è crollato del 42,3% (contro il -35,2% delle imprese maschili) e anche nel terzo trimestre le nuove iscrizioni al Registro Imprese hanno visto una frenata solo al femminile, segnando un -4,8% (contro il +0,8% delle imprese maschili). Alle citate carenze, va anche ad aggiungersi il mancato riconoscimento del lavoro di cura domestica, prestato principalmente dalle donne e che varrebbe circa 35 mld.


Alcuni membri UE sono già intervenuti per appianare il gender pay gap: Francia, Regno Unito, Islanda e i Paesi del Nord Europa.


È ora necessario il vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio. Una volta adottata, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la direttiva nel diritto nazionale e comunicarne i contenuti alla Commissione.


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