La nuova strategia UE sul commercio

Il 18 febbraio scorso, la Commissione Europea ha presentato, attraverso una comunicazione indirizzata alle istituzioni Ue, alcune proposte per una nuova strategia commerciale.

L’obiettivo del nuovo piano è quello di mantenere il multilateralismo, ma considerando anche l’importanza di una propria autonomia che permetta di essere in grado di “perseguire autonomamente i propri interessi e di far valere i propri diritti”.

La proposta si inserisce nell’ampio contesto delle relazioni commerciali con gli altri paesi del mondo, secondo un progetto ambizioso e innovativo che tenga conto di due importanti temi: il lavoro e l’ambiente.


Per quanto riguarda il primo punto, il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Vladis Dombrovskis, ha annunciato di voler implementare gli impegni presi nell’ambito dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori in tutti gli accordi di commercio e investimenti che l’UE ha stipulato negli anni. Questo piano include certamente anche la lotta al lavoro nero e prevede “tolleranza zero” nei confronti del lavoro minorile. Al tempo stesso, si opterà per scelte commerciali che garantiscano anche i Paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo di ridurre la povertà e la creazione di posti di lavoro basati sui principi internazionali di lavoro e diritti umani.

Sul secondo punto, l’ambiente, sono molte le iniziative prese negli ultimi 5 anni dall’Unione Europea, tra le prime gli accordi di Parigi sul clima del 2015. Ma limitare un importante tema come questo ad accordi generali può creare difficoltà nella effettiva realizzazione degli obiettivi prefissati. Per questo motivo, la Commissione si è espressa ribadendo la necessità di ampliare il capitolo “Trade and Sustainable Development”, inserendo in ogni accordo le clausole e le indicazioni per uno sviluppo sostenibile contro l’inquinamento e il conseguente riscaldamento globale.


Tra le proposte, anche una grande riforma generale del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), che prenda atto dei grandi cambiamenti che il commercio mondiale ha vissuto e che dovrà vivere nel prossimo decennio. Nel 2030, quindi in meno di 10 anni, la Cina avrà sorpassato gli Stati Uniti nella classifica del PIL mondiale, costituendone il 27% contro il 9% del 2000 e il 14% attuale.

Nel frattempo, l’Unione Europea sarà scesa al terzo posto. È più che mai necessaria una strategia economico-commerciale secondo una logica di multilateralismo, ma ponendo le basi per un’autonomia da sfruttare nel momento del bisogno.

Inoltre, la Commissione “cercherà la rapida conclusione di un accordo ambizioso sul digital trade”, che ha bisogno di regole chiare e che rispettino i valori e principi internazionali.


Ulteriore bisogno è quello di incrementare e solidificare i rapporti con la Penisola Balcanica, sia ad est che ad ovest. In particolare, con i partners del DCFTA, l’accordo commerciale di Paesi non Ue come Ucraina, Georgia e Moldavia con la Ue stessa, facilitando gli scambi e verificando le conformità.

Così come al sud, nei Paesi africani che affacciano sul Mediterraneo come Algeria, Egitto, Israele, Marocco, Libia ecc. Questo assicurerebbe una stabilità di lungo termine che faccia fronte alle divergenze presenti con Nord Africa e che influirebbe anche sul problema migratorio.

Perché tutto è collegato, nel mondo di oggi, e dobbiamo mettere in piedi dei progetti che garantiscano la sovranità delle parti e al tempo stesso favoriscano la nascita di partnership solide, innovative e sostenibili dal punto di vista economico, sociale, ambientale.


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