Elezioni in Francia: l'Europa ad un bivio

Tra i candidati alla corsa per l’Eliseo, la sfida aperta era tra Macron, Presidente uscente, centrista e liberale che ha ottenuto il 28,4% dei voti e Le Pen, leader del partito della destra nazionalista Front National, con il 23,4%.


Sebbene le previsioni anticipino una vittoria finale di Macron al 54% sul 46% di Le Pen, la partita non è ancora chiusa e la narrativa che si sta sviluppando attorno al secondo turno di queste elezioni è fortemente polarizzata: o si è nel sistema o contro di esso.


Tutto ciò che era nel mezzo è definitivamente sparito, e lo mostrano le analisi del voto: i tradizionali partiti di centrodestra e centrosinistra si sfaldano, fermandosi rispettivamente al 4,8% e 2%, e gli estremi trovano nuovo vigore. È il caso del candidato della sinistra radicale Mélenchon, che ottiene il 20% sfiorando la possibilità di accedere al ballottaggio, e Zemmour, esponente di una destra ancora più estrema di quella di Le Pen. Il 7% ottenuto da quest’ultimo, sommato all’alto gradimento ottenuto da Front National, mostra quanto l’estrema destra si sia fatta strada in Francia come mai fino ad ora.


Cosa significa tutto ciò? Nonostante gli elettorati dei candidati anti-establishment siano molto eterogenei, il dato che emerge è una forte insoddisfazione nei confronti della classe politica, un blocco di ostilità sociale che risulta evidente soprattutto tra i giovani: è tra gli under 34 che Mélenchon, da un lato, e Le Pen, dall’altro, hanno raccolto più voti, mentre Macron ha la sua base tra i 60-65enni. Inoltre, i dati sul salario o sul livello di istruzione degli elettori dell’uno o l’altro candidato coincidono con quelli sul livello medio di soddisfazione per la propria vita: Macron è stato battuto dai suoi avversari “agli estremi” nelle categorie popolari o svantaggiate, con un livello di istruzione e di reddito mensile più basso.


Ora che la campagna elettorale si baserà su una polarizzazione ancora più estrema, tra sistema e anti-sistema, pro-Europa ed anti-Europa, contro Putin o pro-Putin, gli occhi sono tutti puntati sulla Francia e sulla speranza che non si ripeta ciò che è avvenuto in Ungheria pochi giorni fa: sarà un voto di pancia o di testa?


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