Diritti sessuali e riproduttivi: la nuova risoluzione UE

Giovedì 24 giugno è stata votata e approvata dal Parlamento Europeo la “Relazione sulla situazione della salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nell’UE, nel quadro della salute delle donne”. Il Report, che garantisce tra i diritti fondamentali delle donne l’accesso all’aborto legale e sicuro in tutti i Paesi dell’Unione, è stato approvato con 378 voti a favore, 255 contrari e 42 astenuti.


Sono già passati otto anni dall’ultima volta in cui si era discusso di questa cruciale questione per quanto riguarda l’uguaglianza di genere. Nel 2013 infatti, il Parlamento si era espresso riguardo l’importanza dei diritti sessuali e riproduttivi attraverso la votazione del Rapporto Estrela, un documento che però venne bocciato. Il 26 novembre 2020 invece, lo stesso Parlamento ha votato una risoluzione di condanna della sentenza del Tribunale costituzionale polacco con cui è stato messo al bando l’aborto in Polonia, denunciando il venir meno dello Stato di diritto.


Il contenuto di questa nuova Relazione, redatta dalla Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, presenta i seguenti punti fondamentali:


• Accesso universale a prodotti mestruali sicuri, equi e circolari, con l’eliminazione dell’IVA sui prodotti di igiene femminile.

• Introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole.

• Assistenza per un aborto sicuro e legale

• Accesso universale a metodi contraccettivi moderni e di alta qualità, alla consulenza e all’informazione sulla contraccezione.

• Accesso senza discriminazione alle terapie per la fertilità, alla maternità, alla gravidanza e al parto.


Oltre a ciò, la Relazione si concentra anche sulla violenza di genere in relazione ai diritti sessuali e riproduttivi, condannando le pratiche tradizionali dannose (mutilazioni genitali/matrimoni forzati) e affermando che i diritti riproduttivi “sono una condizione necessaria per realizzare la parità di genere e per l’emancipazione delle donne”.


La Relazione inoltre conteneva anche un punto riguardo l’obiezione di coscienza, un problema che in Italia causa estreme difficoltà per l’accesso ad un aborto legale e sicuro considerando il tasso di medici obiettori (69%, con dei picchi che raggiungono quasi il 90% in alcune regioni). Non a caso, il Consiglio d’Europa ha recentemente condannato il nostro paese per la disparità d'accesso all'interruzione di gravidanza a livello locale e regionale. L’invito della Relazione agli Stati Membri a limitare l’impatto dell’obiezione di coscienza dei medici sull’accesso delle donne ai servizi sanitari è stato bocciato da 530 parlamentari su 684.


Gli europarlamentari inoltre, nel periodo precedente alla votazione, hanno subito forti pressioni e molestie da parte del fronte anti-gender, un settore finanziato tra il 2009 e il 2018 con 700 milioni di dollari da parte di Russia, Stati Uniti e Europa (tra i paesi europei, i maggiori finanziatori sono Francia, Italia, Germania, Spagna e Polonia). Durante l’iter che ha seguito la Relazione, alcuni eurodeputati hanno ricevuto mail minatorie e feti di plastica, come è successo alla parlamentare Pina Picierno (PSE).


L’approvazione del Report rappresenta comunque un grande passo avanti, poiché andrebbe ad impegnare la Commissione europea a trattare il diritto alla salute sessuale come una materia di competenza europea, favorendo così buone pratiche tra gli Stati membri e attuando un coordinamento da parte della Commissione.


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