EPI + ED: la Corte di Giustizia UE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (o CGUE) è il principale organo giudiziario dell’intera Unione, a cui i trattati istitutivi hanno affidato il compito di garantire la corretta applicazione e l’uniforme interpretazione del diritto europeo.

Ha sede nella città di Lussemburgo e, insieme al Tribunale dell’Unione Europea (che funge soprattutto da giudice di prima istanza) e dei Tribunali specializzati, si presenta quale custode della legalità sovranazionale e del rispetto giuridico dei Trattati Istitutivi.

In quanto tale, la Corte di Giustizia UE è chiamata ad operare una verifica di conformità dei provvedimenti adottatidagli Stati membri (siano essi legislativi, giudiziari od amministrativi) o dalle istituzioni comunitarie al diritto unionale.


Insomma, il suo operato (e quello degli altri organi giudiziari dell’UE), realizzano sul piano concreto quello che rappresenta ormai un pilastro nel mondo giuridico odierno, perché base della democrazia stessa: lo stato di diritto.

L’importanza del ruolo rivestitito dalla CGUE, poi è accresciuta dalla particolare natura giuridica ricosciuta alle proprie sentenze. Se negli Stati di civil law (come l’Italia), la Sentenza non può avere effetti al di fuori chi ha partecipato al giudizio, il diritto UE riconosce alle sentenze dalla CGUE valore universale, che, trascendendo le singole parti processuali, diventa obbligatoria per tutti gli Stati membri (ed i loro giudici nazionali) e le istituzioni comunitarie.


Proprio in ragione della assimilazione delle Sentenza della Corte di Giustizia alle fonti di diritto (quali il regolmento in ambito sovranazionale o la legge in quello nazionale), sin da subito è apparso necessario rendere tale istituzione l’espressione diretta dei valori e delle tradizioni giuridiche di ogni singolo Stato membro.

Per tale motivo, ogni Stato membro è chiamato a nominare un giudice in seno alla CGUE (lo stesso avviene anche per il Tribunale dell’UE, dove però i giudici sono due per ogni Paese UE).

Ma la CGUE può essere chiamata ad intervenire anche per fugare dei dubbi interpretativi circa la corretta applicazione delle norme europee in sede di giudizio nazionale. In altre parole, quando in un processo di fronte ad un giudice nazionale questi abbia dei dubbi sul significato o sulla portata di una o più norme europee, può sempre richiedere l’intervento c.d. “pregiudiziale” della Corte di Giustizia.

Questo strumento giudiziale appare molto utile, perché riduce i rischi che il giudice nazionale possa emanare una sentenza contrastante con il diritto UE (dunque illegittima).

C’è da dire, poi, che la Corte di Giustiza UE ha svolto nel corso degli anni un ruolo centrale e primario per lo sviluppo del processo di integrazione europea, spesso supplendo a inefficienze o paralisi legati a contrasti politici tra i Paesi membri.


Ed infatti, è stata proprio la CGUE che, con due sentenze storiche degli anni ’60, ha enucleato due vere e proprie colonne dell’integrazione europea, senza le quali l’Unione Europea non si sarebbe mai distinta dal resto delle organizzazioni internazionali e, soprattutto, avrebbe perso la sua originale funzione: creare un sistema di leggi e valori comuni per tutto il territorio europeo.

Grazie alla Corte, in particolare, le norme di derivazione sovranazionale oggi sono direttamente applicabili anche dai giudici nazionali, a cui il privato, in linea di può rivolgere per ottenere che il proprio Stato di appartenenza rispetti i diritti riconosciutigli dall’Unione.

Allo stesso modo, grazie alla Corte di Giustizia UE si è consolidato il principio di prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale, che risulta fondamentale per lo sviluppo di un sistema legislativo armonico e realmente efficiente.


La Corte di Giustizia, dunque, ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nel consolidamento del progetto europeo, divenendo custode giuridico dello spirito dei padri dell’Europa.

I principi appena richiamati, infatti, distinguono l’Unione dalle organizzazioni internazionali classiche, rendendola più simile ad uno Stato confederale che ad una semplice associazione tra Stati. Così facendo, dunque, la Corte ha ricordato agli organi politici delle allora Comunità europee quale era lo scopo del progetto europeista, evitando che per incomprensioni politiche esso potesse andare alla deriva.


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